27/02/2010
MUSERUOLE
Internet consente la pubblicazione di contenuti su diverse piattaforme. YouTube è una di queste. Le responsabilità del contenuto è di chi pubblica, non del gestore della piattaforma. Se OGNI contenuto dovesse essere controllato dal punto di vista legale prima di essere messo on line, Internet dovrebbe chiudere i battenti.
Se viene scritto su un muro un insulto diffamatorio, non si può condannare il proprietario dello stabile per averlo permesso o non averlo cancellato immediatamente. Se si usa il telefono per diffondere notizie che dovrebbero essere protette dalla privacy non si denuncia la compagnia telefonica.
Senza il video il bambino sarebbe ancora vittima dei suoi seviziatori, lo scandalo è scoppiato solo grazie alla visibilità data da YouTube. I colpevoli sono nell'ordine: gli insegnanti e il preside che non hanno vigilato, i compagni che lo picchiavano abitualmente, i compagni che assistevano senza muovere un dito, coloro che sapevano e non hanno sporto denuncia.
YouTube ha reso pubblico un reato. Qualcuno è stato punito per quel reato? Si è punito chi ha rivelato uno spaccato delle scuole italiane e del bullismo da quattro soldi con genitori assenti o complici del comportamento dei loro figli. I dirigenti di Google non solo sono innocenti, ma dovrebbero ricevere una medaglia. La sentenza è un monito: i disabili nelle scuole italiane si possono pestare, ma in incognito. E', come chiunque può capire, un problema di privacy. L'obbiettivo è ancora una volta quello di impedire la libera circolazione delle idee. Se un imbecille fa una cosa riprovevole, bisogna chiudere la rete ? No di certo, ci penserà il resto della comunità a giudicarlo e condannarlo....all'isolamento. Il reale obiettivo è quello di creare un controllo poliziesco su tutto quello che circola inrete in italia. perchè il potere ha paura della libera circolazione delle idee.
12/11/2009
MA MI FACCIA IL PIACERE !!
…forse è sempre stato così e ce ne accorgiamo solo oggi, con buona pace per il Berlusconismo (si scoprirà forse un giorno che fu il suo merito). Fose ai tempi del “Migliore”, quando Palmiro Togliatti arringava il proletariato operaio e cafone (in senso d contadino) ignorante e semplicista, millantando il sol dell’avvenir, forse già allora calzava la parte del guitto di scena incarnando il ruolo del difensore del proletariato umiliato ed offeso, ma in realtà si prestava al gioco delle parti perchè tutto restasse come era…e come è stato fino ad oggi. IN questo gioco il buon palmiro ci ha inzuppato più d’un biscotto, le “sue” coperative sono cresciute e si sono diffuse nel paese, fino a fondare una assicurazione e approdare “quasi” ad una Banca tutta “sua” (o loro). Questo piccolo sol dell’avvenir in formato finanziario forse non ha significato grossi cambiamenti nella vita del buon Cipputi, ma ha fatto star bene i sodali di Palmiro ! Del resto credere per davvero che un conte latifondista sardo ambisse all’abolizione della proprietà privata (e la sua requisizione per il bene del popolo) e alla dittatura del proletariato…ma dai !! Ma fatemi il piacere !!
00:07
Scritto da : pedrop11
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17/12/2008
Berlusconi a Genova...la folla lo acclama !!
18:10
Scritto da : pedrop11
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13/11/2008
BLOG LIBERO !!!
adesso ci vogliono tappare la bocca ! Segno che hanno paura di noi, della nostra libertà, anzi del nostro desiderio di libertà, del fatto che non vogliamo più ascoltare le loro palle ! Siamo stufi della loro propaganda, del loro controllo dei media per addomesticare le nostre menti. Viaggiamo nella rete, ci scambiamo opinioni, sensazioni e notizie, al di fuori dei canali che loro controllano, e questo non lo possono permettere. Vogliono imporci un regime totalitario e controllare le nostre coscienze. Starà a noi di impedirglielo ! Siamo noi che dovremo spazzarli via; questa banda di impostori camorristi che fanno del malaffare e dell'imbroglio il loro codice di vita ! Fanno schifo, lo sanno e fanno di tutto per impedirci di dirlo agli altri ! Non perchè la qual cosa li preoccupi da un punto di vista esistenziale ma perchè temono che a lungo andare la massa di persone che li sostiene in piedi li abbandoni per il troppo schifo ! Temono che il loro gioco ormai scoperto divenga troppo palese. Vomitiamoglia addosso da ogni blog lo schifo che fanno. Non meritano altro !
03:01
Scritto da : pedrop11
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17/08/2008
BUONE NUOVE

Le fazioni in lotta nell’ambito di un sistema democratico sono le due facce della medesima espressione del Potere, il quale segue percorsi ben precisi ed inalienabili, indifferentemente, che a recitare la parte sia l’una o l’altra fazione. L’alternanza delle fazioni è solo funzionale a rappresentare, mediante un processo di identificazione culturale ed emozionale con la Massa medesima ,e ad imporre a detta Massa i percorsi decisi dal Potere. E’ qui che si sviluppa una nuova concezione di relazione fra massa e potere, riprendendo vecchi schemi già usati nella prima fase di crisi della civiltà umana nel XX secolo: passaggio da civiltà contadina a civiltà industriale. Il meccanismo utilizzato è lo stesso, ovvero la creazione di un forte trial emozionale fra la massa ed il Potere che la domina e che, come al solito, viene rappresentato e configurato nelle sembianze di una singola entità umana. La sua “Umanizzazione” svolge esclusivamente il ruolo di rinchiudere i rapporti di relazione fra massa e potere nell’ambito esclusivo della sfera emozionale, rinunciando di proposito ad elaborare tali rapporti nell’ambito della sfera strettamente razionale e oggettiva. Tale dinamica se da un lato permette un migliore controllo delle masse dall’altro è espressione della crisi dell’apparato economico corporativo che lo rappresenta. La rinuncia alla rappresentazione del Potere in forma razionale, collettiva e spersonalizzata: democrazia, è segnale della crisi dell’egemonia culturale della classe dominante e dell’incapacità della medesima di essere all’altezza del controllo della resa economica dello Stato. Nuove istanze infatti vengono a imporsi prodotte dalla massa medesima. Prima di tutto la progressiva distonia fra le nuove istanze e mode culturali prodotte dalla massa e quelle “Ufficiali” prodotte dal Potere, fino alla elaborazione di un conflitto antitetico fra massa e Potere nell’ambito della Società medesima che sconfina nell’autentica Schizofrenia sociale. I modelli culturali proposti dalla massa si scontrano e sono antitetici con i modelli imposti e voluti dal Potere. Fino al punto in cui il Poter ha bisogno del principio di autorità e della repressione per imporre i suoi modelli. Le medesime leggi che si trova ad imporre spesso si scontrano con taluni modelli proposti dai media: un esempio per tutti l’esuberante esibizione di comportamenti trasgressivi con la droga con la guida e con l’alcool confrontata con la decisa repressione voluta dal potere per i medesimi atteggiamenti. Delle due l’una: o i media, arte compresa sono elaborazioni dell’egemonia culturale del Potere, e allora devono proporre i modelli voluti dal Potere, o sono entità autonome che non si riconoscono nei modelli voluti dal Potere medesimo, e allora viene meno l’egemonia culturale del Potere.Tale fenomeno finisce con l’incentivare l’atteggiamento repressivo “formale” del Potere nei confronti della Massa.
18:44
Scritto da : pedrop11
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15/08/2008
shangri-la: la felicita' perduta

Un ex servo della gleba il quale aveva rubato due pecore di proprietà di un monastero, per tale reatogli cavarono gli occhi e gli amputarono una mano fino al polso.Dato che togliere la vita ad un essere umano andava contro gli insegnamenti buddisti, alcuni trasgressori vennero frustati a sangue e quindi “lasciati a Dio”, a morire nella gelida notte. I primi visitatori del Tibet ne commentarono il dispotismo teocratico: -“ il popolino era soggiogato alla intollerabile tirannia dei monaci e alle diaboliche superstizioni che avevano inventato per terrorizzare la gente”. Le autorità cinesi sostengono di aver posto termine a fustigazioni, mutilazioni e amputazioni come forma di punizione dei reati. I monaci cui venne dato asilo politico in California, fecero domanda per ottenere assistenza pubblica. I monaci, oltre all’assistenza sanitaria, continuano a ricevere dal governo assegni per un ammontare di 550- 700 dollari mensili; inoltre abitano a titolo gratuito in appartamenti graziosamente arredati. “Non pagano servizi pubblici, hanno libero accesso a internet grazie a computer messi a loro disposizione, così come fax, telefoni fissi e cellulari, nonché televisione via cavo gratis”. Ricevono anche uno stipendio mensile dal loro ordine, nonché contributi dai loro seguaci statunitensi. Alcuni fedeli svolgono di buon grado lavori domestici per i monaci, fra cui la spesa alimentare nonché la pulizia degli appartamenti e dei servizi igienici. Esistono rapporti storici in base ai quali il governo buddista tibetano ha scuoiato persone vive fino al 1912. Nel Kalachakra Tanta si intima a un adepto di uccidere coloro che hanno trasgredito gli insegnamenti del Budda; ad ogni modo.
00:15
Scritto da : pedrop11
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11/08/2008
SHANGRI-LA’ - IL PARADISIACO TIBET PRIMA DEI CINESI
Fino al 1959, quando il Dalai Lama governò per l’ultima volta sul Tibet, i terreni agricoli erano ancora organizzati in possedimenti feudali coltivati da servi della gleba. Tali possedimenti erano proprietà di due gruppi sociali: i facoltosi possidenti terrieri laici, e i ricchi lama teocratici. Il monastero di Drepung possedeva 185 tenute, 25000 servi della gleba, 300 estesi terreni da pascolo e 16000 mandriani. Il comandante in capo dell’esercito tibetano, membro del gabinetto dei laici del dalai lama possedeva 4000 km quadrati di terre e 3500 servi della gleba. Esistevano un esiguo numero di coloni che si mantenevano in vita come liberi contadini. Circa 10.000 individui costituivano la classe media: mercanti, bottegai, ecc. Altre migliaia mendicanti. Vi erano schiavi, di solito servitù domestica, che non possedevano nulla; la loro prole nasceva in stato di schiavitù. La popolazione rurale era costituita in massima parte dai servi della gleba; trattati un po’ meglio degli schiavi ma che non avevano istruzione o assistenza sanitaria. Erano costretti a vita a lavorare le terre del signore – o del monastero – senza ricevere una paga, a riparare le case del signore, a trasportare i raccolti e raccogliere la legna da ardere per lui. Erano inoltre tenuti a fornire, su richiesta, mezzi e animali da trasporto. I padroni indicavano loro quali raccolti ricavare e quali animali allevare. Non potevano sposarsi senza il consenso del loro signore o lama ed era facile che venissero separati dalle rispettive famiglie nel caso in cui il padrone li cedesse per lavorare in luoghi lontani. I servi della gleba dovevano mantenersi da se. Tuttavia erano legati al loro padrone, garantendo una forza lavoro stabile che non poteva organizzarsi, scioperare, o tantomeno andarsene liberamente.I servi dovevano avere il permesso per recarsi in qualsiasi luogo. I signori terrieri avevano l’autorità legale di catturare quelli che cercavano di scappare. Un fuggitivo ventiduenne accolse l’intervento cinese come una liberazione; testimoniò che in stato di servitù era soggetto ad incessante duro lavoro, fame, freddo. Dopo il suo terzo tentativo di fuga fallito, venne percosso senz pietà dagli sgherri del signore sino a quando il sangue gli uscì a fiotti dal naso e dalla bocca.
19:56
Scritto da : pedrop11
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